10 febbraio – Giorno del Ricordo 2026

In occasione del Giorno del Ricordo, il nostro Istituto si è fermato per riflettere su una delle pagine più dolorose e complesse del Novecento italiano.

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Personale scolastico

Docente e referente

Il 10 febbraio non è solo una data sul calendario civile, ma un ponte gettato tra il passato e il futuro. Presso il nostro Istituto, il Giorno del Ricordo è stato vissuto come un momento di autentica memoria collettiva, animato dalla profonda necessità di trasmettere alle giovani generazioni non solo la conoscenza dei fatti storici, ma un solido messaggio di pace e riconciliazione.

L’incontro con lo storico Marino Kuhar

Alla scuola secondaria di Pove, questa ricorrenza ha preso vita attraverso la voce dello storico Marino Kuhar. La sua non è stata una lezione accademica tradizionale, ma un racconto che intreccia rigore scientifico e umanità. Figlio di esuli istriani, Kuhar ha recentemente conseguito la laurea con una tesi dedicata proprio alle complesse vicende del confine orientale: l’esodo giuliano-dalmata, il dramma delle foibe e la condizione di chi scelse di restare in territori un tempo italiani.

Kuhar ha condiviso con gli studenti la scintilla che ha dato il via alle sue ricerche: il bisogno intimo e profondo di trovare risposte alla propria vicenda familiare. Trasformando il dolore e il silenzio del passato in oggetto di studio, lo storico ha dimostrato come la storia personale possa farsi memoria condivisa.

Un dialogo oltre i libri di testo

I ragazzi hanno risposto con una partecipazione attenta. Lungi dall’essere spettatori passivi, si sono mostrati attenti e coinvolti, incalzando lo studioso con numerose domande per comprendere dinamiche spesso assenti dai manuali scolastici.

A conclusione dell’incontro, lo storico ha consegnato agli studenti alcune parole chiave, semi di riflessione da far germogliare in classe e a casa:

  • Confine: non solo come limite geografico, ma come luogo di incontro o scontro.

  • Scelta: il peso drammatico di chi dovette decidere tra la propria terra e la propria identità.

  • Resilienza: la capacità di ricostruire una vita e un’appartenenza dopo lo sradicamento.

  • Bilinguismo: la ricchezza culturale che nasce dalla convivenza tra popoli diversi.

  • Identità: il senso di appartenenza che sfida i cambiamenti politici e i confini fisici.

  • Minoranza: il valore della tutela di chi resta “diverso” per lingua o cultura all’interno di un nuovo Stato

Coltivare la memoria significa proprio questo: dare ai giovani gli strumenti critici per interpretare le ferite del passato, affinché diventino monito per un futuro dove il dialogo prevalga sempre sul conflitto.

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